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IZOLA PAG, Attrazione

ISOLA DI PAGO (PAG)

Trovandosi sotto il Velebit, dal quale durante tutto l’anno (in particolare d’inverno) soffia una forte bora, quasi tutta la superficie dell’isola di Pago è interessata dal fenomeno di salinizzazione proveniente dal canale di Velebit. Per questo motivo, l’isola di Pago è nota per la scarsa vegetazione che ricopre alcune sue parti, che vengono spesso paragonate alla superficie della Luna.

Il paesaggio roccioso con qualche filo d’erba aromatica brucato dalle pecore crea un’impressione unica e un formaggio noto in tutto il mondo. Sulla parte occidentale dell’isola si giunge con il traghetto dallo scalo di Prizna, mentre su quella meridionale si arriva attraversando un ponte alla cui sinistra vi attende la fortezza Fortica. Stando a una leggenda popolare, proprio qui gli abitanti di Pago avrebbero accolto per un breve periodo il re ungherese Bela IV, cercando rifugio dagli attacchi dell’armata mongola.

L’isola di Pago fu abitata già nell’Età della pietra, ma sono stati rinvenuti anche resti di abitati risalenti all’Età del bronzo e del ferro. Grazie alla sua posizione geostrategica e la grande importanza del sale, sull’isola di Pago hanno lasciato le loro tracce anche gli antichi Greci e l’Impero romano. L’isola faceva parte per molto tempo della Repubblica di Venezia, mentre dal VII secolo fu teatro di scontri tra Zara e Venezia, il che portò alla distruzione e al saccheggio delle sue città.

Fino ad oggi, l’isola è divisa dal punto di vista amministrativo in occidentale e meridionale e conta quattro dialetti differenti. Gli abitanti dell’isola vanno particolarmente fieri del loro ricco patrimonio culturale e della loro tradizione, tra cui spiccano gli abiti tradizionali, il merletto di Pago, il carnevale invernale ed estivo e i pellegrinaggi di fedeli cattolici provenienti da tutto il mondo.


Stari Grad

Sul territorio di Stari Grad sono stati rinvenuti i resti di un abitato risalente all’epoca dell’antica Grecia, mentre dopo la distruzione di Cissa nel XII secolo Stari Grad diventò il centro dell’isola, al che il Re d’Ungheria Bela IV gli conferì lo status di Città libera.

In seguito a frequenti attacchi e sacchi nel XV secolo, l’intera città venne trasferita in una nuova località due chilometri più a ovest. Nel luogo in cui sorgeva Stari Grad prima del trasferimento rimangono le rovine di un convento francescano e la chiesa di Santa Maria costruita nel XII secolo sui resti di una basilica in stile preromanico croato dell’VIII secolo. Nella chiesa è custodita una scultura lignea della Madonna del XIV secolo, molto importante per gli abitanti di Pago.

Nel territorio della nuova città di Pago scoppiarono nel XIX diverse epidemie di colera, mentre la leggenda popolare racconta che dopo che i cittadini disperati ebbero trasportato la statua dall’antica città in quella nuova, non vennero registrati più decessi causati dal colera. Ciò portò i cittadini a instaurare la tradizione di trasportare la statua della Madonna nella chiesa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria in occasione della Festa dell’Assunta il 15 agosto, la festa più importante dell’isola.


Città di Pago

Pago è una città pianificata rinascimentale del XV secolo progettata e costruita in gran parte dal più grande architetto e scultore croato, mastro Giorgio Orsini (Juraj Dalmatinac), che tre anni prima aveva iniziato a lavorare sulla celebre Cattedrale di Sebenico.

Questo grande artista portò nei territori croati le forme decorative e architettoniche del tardo-gotico veneziano. Tutte queste caratteristiche sono visibili nel concetto di costruzione di Pago, nel posizionamento centrale della piazza cittadina e nelle vie rettilinee, con palazzi allineati.

Da questo punto di vista sono particolarmente interessanti la Cattedrale risalente al XV secolo, caratterizzata da una facciata solida e semplice, e il Convento francescano del XVI secolo. Merita una visita anche il Convento di Santa Margherita nel quale le suore preparano gli squisiti “baškotini” basati su un’antica ricetta, l’ultima torre Skrivanat, il Museo nei magazzini di sale, le chiese di San Francesco e San Nicolò e il Palazzo ducale dal quale la città veniva governata.


San Vito (Sveti Vid)

San Vito è la cima più alta dell’isola di Pago e si trova all’altezza di 348 metri sopra il livello del mare, mentre a decorarne la vetta è la chiesetta intestata a San Vito e costruita nel XIV secolo.

Dalla cima si apre una vista su tutta l’isola, sulle isole vicine e sul bellissimo Velebit. Stando ad alcune ricerche, in epoca precristiana sul monte veniva venerato il dio del cielo che diede il nome alla vetta.

La leggenda narra del dio dei tuoni in forma di aquila che lottava in eterno contro un serpente che lo attaccava da una tana oltremare. Le scritte scoperte nel paese di Kolan parlano del dio Vid e dei sacrifici offerti per ottenere la pioggia e un raccolto abbondante.


Dubrava - Hanzine

È un paesaggio protetto e una riserva speciale di vegetazione boschiva sull’isola di Pago. Da un lato, il confine della riserva è segnato dal mare e da una serie di lunghe spiagge di sabbia, mentre dall’altra da un paesaggio roccioso che porta verso la vetta di San Vito.

Questa riserva è l’unico terreno boschivo nel territorio della Città di Pago, in cui è stato conservato piuttosto bene il bosco originale di leccio. Questa distesa boschiva è di grande interesse per gli scienziati, in quanto diverse analisi hanno confermato che la flora di questa zona ha sviluppato un’immunità genetica al clima spietato di questa parte dell’isola di Pago, caratterizzato dalla forte bora e dalla salinizzazione.

La geomorfologia della fascia costiera lunga circa 6 chilometri rende molto speciale questo paesaggio. Interessa i geologi perché nei pressi della spiaggia Crnika, una riserva geologico-paleontologica protetta, sono stati scoperti degli strati geologici creatisi venti milioni di anni fa, ossia nel Miocene.


Il belvedere di Gradac

La vista più bella sul cuore di Pago si apre senza dubbio dal belvedere di Gradac.

Il belvedere si trova sulla strada che collega Pago e Novalja, per cui, se viaggiate verso la città o venite dalla città di Pago, vi consigliamo di fermarvi e di ammirare il meraviglioso panorama con il maestoso Velebit sullo sfondo.

Vi consigliamo in particolare di fare una gita al belvedere di notte, quando l’illuminazione pubblica delinea i contorni della città.


La città di Novalja

La storia millenaria e tormentata di Novalja è raccontata da numerosi resti archeologici, tra i quali spicca l’antico acquedotto romano del I secolo, l’unica costruzione di questo tipo sulla costa orientale dell’Adriatico.

Negli ultimi 50 anni, Novalja na vissuto un periodo di forte sviluppo grazie al turismo che ha cambiato completamente lo stile di vita e offerto diverse possibilità di crescita.

Nel centro del paese si trova una piccola chiesa del XVII secolo, decorata da un mosaico conservato risalente al IV secolo.


Cissa / Caska

Viene menzionata per la prima volta nell’opera dello scrittore dell’antica Roma, Plinio, nel I secolo, come Cissa (Kissa) ed è probabilmente di origini illiriche. L’abitato è stato distrutto da un terremoto nel 361, tanto che una sua parte affondò in mare.

Nel Medioevo il paese continuò a vivere, ma il suo declino iniziò nel XII secolo, durante gli scontri tra Arbe e Zara, il che portò gli abitanti di Cissa a trasferirsi a sud, nel paese che oggi viene chiamato Stari Grad. Dell’antico abitato sono stati conservati i resti di edifici, l’acquedotto e le rovine di un’acropoli.

Nell’ambito di numerose ricerche, nella baia sono stati rinvenuti un’ancora romana, una nave illirica, uno scheletro decorato da gioielli del X secolo, ma l’ultima ricerca, svolta nel 2012, ha entusiasmato i ricercatori e confermato ancora una volta che i fondali melmosi della baia nascondono innumerevoli sorprese. Infatti, a poca distanza dalla costa e alla profondità di appena pochi metri sono stati scoperti i resti di una grande nave dell’antichità che verrà esplorata nelle prossime campagne di ricerca.


Museo civico di Novalja

Con i suoi contenuti e attività, il Museo è il centro di tracce storico-culturali nel territorio di Novalja. Oltre che per una ricca collezione etnografica e le mostre di artisti croati noti e meno noti di diversi stili d’espressione, il Museo è noto soprattutto per la cosiddetta Talijanova buža, ovvero per un'antico acquedotto sotterraneo lungo 1.050 metri nel quale si entra dal Museo e dal quale si esce sul Novaljsko polje.

L'antico acquedotto fu probabilmente costruito nel I secolo d.C. L'analisi della sua costruzione in legno molto ben conservata ha dimostrato che era ancora in uso all'inizio del 3 ° secolo. Nove alberi quadrangolari verticali, i cosiddetti odiha, furono costruiti per la costruzione del canale sotterraneo. Il più alto di essi si trova sulla vetta del monte Močišćak, alto 44 metri .. In periodi successivi i pozzi furono probabilmente utilizzati per la pulizia e la manutenzione dell'acquedotto.

Il fondo del Museo viene costantemente arricchito da reperti rinvenuti durante le ricerche nel sito archeologico di Cissa.

  


La nave romana affondata nel I secolo a.C.

Tra le attrazioni si distingue il Naufragio della nave mercantile romana con un carico di anfore, I secolo a.C., il cui prezioso sito è protetto e aperto al pubblico.

Se siete appassionati di immersioni e di meravigliosi ambienti sottomarini, mettetevi in contatto con uno dei centri di diving a Novalja e Stara Novalja.

Raccomandiamo ai sub professionisti di visitare il sito con le anfore provenienti dall’antica nave romana affondata nel I secolo a.C., che giace nella baia Vlaška Mala nel canale di Velebit, non lontano dallo scalo traghetti di Žigljen, a una profondità di circa 30 metri. 


Gli oliveti di Lun

Nella parte settentrionale dell’isola si trovano gli oliveti secolari, un angolo intatto della regione. Gli ulivi spontanei, che si trovano qui da più di un millennio, e la tradizione dell’olio d’oliva hanno obbligato gli abitanti che condividono la storia con questi alberi di portare questo patrimonio culturale e naturale al livello che merita.

Gli oliveti di Lun si estendono su un’area di 24 ettari e contano più di 80mila alberi della varietà Oblica innestata sugli ulivi Olea oleaster linea. Tra questi si distinguono circa 1.500 alberi di Oblica alti da cinque a otto metri, che secondo le stime sarebbero vecchi in media 1.200 anni, mentre l’ulivo più antico di Lun ha 1.600 anni.

Questo oliveto è unico al mondo per il gran numero di alberi millenari che crescono in un posto, fatto del quale non possono vantarsi nemmeno i famosi oliveti d’Israele e della Grecia.


Il triangolo di Pago

Viene chiamata così l’impronta megalitica che è stata esplorata da diversi ufologi, geologi e paleontologi. Numerosi ricercatori amatoriali e scienziati si sono avvicendati nella zona per capire come siano nati e quale sia il significato dei buchi che si trovano lungo i suoi bordi e che assomigliano molto a quelli necessari per la sistemazione di una grande struttura.

Tuttavia, a tredici anni dalla sua scoperta, nessuno è ancora riuscito a spiegare come, in una distesa di pietre aguzze, in un luogo difficilmente raggiungibile al quale non si può accedere con nessun mezzo di trasporto, per cui non è possibile portarvi nessun macchinario, è nata una struttura a forma di triangolo all’interno della quale si trovano delle pietre completamente diverse da quelle che lo circondano, mentre il triangolo è più chiaro dal terreno circostante.

Dal momento che non esiste ancora alcuna spiegazione scientifica del fenomeno, sono apparse numerose teorie, di cui le più frequenti sono due. Stando alla prima, promossa dagli ufologi, il Triangolo di Pago sarebbe la conseguenza dell’atterraggio di un’astronave extraterrestre. Stando alla seconda, il Triangolo sarebbe opera di una civiltà molto avanzata che diverse decine di migliaia di anni fa viveva sulla Terra.

Quale che sia la sua origine, il Triangolo di Pago suscita sempre la curiosità dei visitatori.


Povljana

Il territorio del Comune di Povljana sull’isola di Pago è abitato fin dalla preistoria. Finora, l’oggetto più antico rinvenuto nella zona è il frammento di un’ascia risalente all’Eneolitico. I Liburni e i Romani hanno lasciato un’impronta profonda nella storia dell’isola. I croati fondano i propri abitati sull’isola molto presto nella storia.

Una testimonianza della loro presenza nel territorio di Povljana sono alcuni cimiteri medievali (Stara Povljana, Grušna, Belotine ograde e Gomilica) e diverse chiese. Il nome di Povljana viene menzionato nelle fonti storiche durante la costruzione della chiesa di San Martino nel XIV secolo, nonostante l’abitato fosse più antico.

Nella baia Stara Povljana fino al XVII secolo si trovava l’abitato chiamato Povljana. In seguito è stato abbandonato e da allora viene chiamato Stara Povljana. I suoi abitanti si sono trasferiti nella baia opposta, ovvero nell’attuale paese di Povljana.


Chiesa di San Nicola

Questa chiesa in stile preromanico croato del IX secolo si trova nell’antico cimitero di Povljana ed è un monumento di valore inestimabile. È un edificio semplice la cui navata è coperta da una volta a botte, mentre dal lato orientale termina con un’abside semicircolare.

Sulla facciata si distingue un campanile a conocchia con un’apertura per la campana. All’interno sono particolarmente interessanti i resti di un affresco con la figura di un santo, uno degli esempi più antichi di pittura murale in Dalmazia, scrive I. Petricioli.

Sono altrettanto interessanti altri due reperti: il timpano della transenna del presbiterio e un reliquiario di piombo, rinvenuto nell’altare della chiesa, che risalgono all’XI secolo. Si presume che la chiesa sia stata edificata su un edificio più antico, il che sarà confermato nell’ambito di nuove ricerche.  


Veliko e Malo blato – riserva ornitologica

Da quando è una riserva ornitologica protetta, questo territorio è un autentico rifugio per diversi uccelli acquatici, particolarmente nel periodo in cui nidificano, migrano o svernano. Nella riserva è sistemata una torre per l’osservazione degli uccelli e un pannello informativo.

Nel territorio di Veliko blato gli esperti hanno registrato 143 specie di uccelli, hanno creato una Lista (check-list) ed evidenziato le decadi più adatte di ciascuna stagione per gli osservatori di uccelli, come pure le specie che in quel periodo i visitatori possono osservare.

Una delle particolarità è la nidificazione della canapiglia (Anas strepera), dell'albanella minore (Circus pygargus) e della calandra (Melanocorypha calandra), che sono specie a rischio a livello europeo, mentre in Croazia questi uccelli nidificanti sono molto rari. Un terreno paludoso così conservato è oggigiorno un'autentica rarità, in quanto l'avifauna delle paludi è sempre più a rischio in seguito alla riduzione dei biotopi paludosi in tutta l'Europa.

Per poter visitare la Riserva ornitologica Veliko blato è necessario acquistare i biglietti nell'Ufficio turistico di Povljana, dove vengono pure rilasciati i permessi per la pesca in acqua dolce.


Il lago Segal

A ovest di Povljana, lungo la spiaggia Dubrovnik, in mezzo a un bosco di pini marittimi, si trova il lago Segal caratterizzato da sedimenti fangosi. Il fango curativo è indicato per la cura di malattie degenerative, dell’artrite reumatoide e di malattie dermatologiche.

Viene spesso utilizzato come benda per l’addome e la zona dei reni in caso di malattie del tratto digestivo, degli organi riproduttivi e del tratto urinario. In caso di malattie reumatiche degli arti viene applicato sulle mani, su determinate articolazioni, su gruppi di grandi giunture e sulla colonna vertebrale. È noto che il fango naturale è un'ottimo mezzo di disintossicazione.


 

Kolan

Il nome del paese di Kolan proviene probabilmente dall’acquedotto romano (canale). Questo acquedotto portava l’acqua potabile dalla fonte nel Kolanjsko polje (oggi chiamato Bunar) fino all’abitato romano di Cissa.

Kolan è, pertanto, un abitato antico fondato molto prima dell’arrivo degli antichi Romani in queste terre all’inizio dell’era cristiana. Prima della costruzione dell’acquedotto, alla fine del I secolo, il paese portava sicuramente un nome diverso, mentre a testimoniare la sua esistenza sono numerosi resti di sepolcri celtici e liburnici rinvenuti nella zona.

Durante il Medioevo e fino a un’epoca più recente, gli abitanti venivano sfruttati come schiavi. Molti venivano costretti a remare sulle galee che venivano spesso attaccate da pirati e altri briganti provenienti dal mare o dalla terraferma.

Oggigiorno, nel paese di Kolan, che conta 450 abitanti, si trovano due caseifici, alcuni ristoranti e taverne dove potete assaggiare cibo casereccio.


Kolansko blato – blato Rogoža

È stato proclamato riserva ornitologica nel 1988. Si estende su una superficie di 175 ettari. Kolansko blato è una palude mediterranea caratterizzata dall’acqua salmastra e dalla vegetazione palustre.

È circondata da campi fertili e pascoli rocciosi. È importante per le variegate flora e fauna, ma soprattutto per il fatto che durante le migrazioni in primavera e autunno gli uccelli provenienti dalla Croazia o da altre parti d'Europa sostano a Kolansko blato per nutrirsi, riposarsi e pernottare. Inoltre, numerose specie di uccelli svernano in questo posto.

Vi sono state registrate 163 specie di uccelli, di cui 66 nidificanti. La riserva è minacciata da più parti. Il giunco che cresce lungo i bordi della palude si è notevolmente esteso, per cui ogni anno la superficie libera dell'acqua diminuisce. La caccia irrazionale di uccelli, la pesca di gronghi e anguille con calce ed euforbia tossica e l'allargamento dell'abitato di Gajac minacciano questo ambiente.

Nella riserva si trovano nove abbondanti sorgenti d'acqua dolce, i cosiddetti bunari, che nel I secolo sono servite agli antichi Romani per costruire l'acquedotto lungo 12 chilometri con il quale approvvigionavano d'acqua l'allora abitato di Cissa.


Muri a secco

Una delle perle della tradizione isolana e della maestria costruttiva. Durante un tentativo di misurare la lunghezza dei muri a secco di Pago si è giunti a una cifra che supera i 1.100 chilometri, ma è probabile che siano più lunghi, in quanto ciò è impossibile da misurare.

Venivano costruiti per delimitare i pascoli ed erano sufficientemente alti per impedire alle pecore di scavalcarli e abbastanza solidi per resistere all’impeto della bora.

Non è stato facile costruirli. Considerata la loro importanza, al fine di impedire che vengano distrutti sono state avviate delle pratiche tese alla tutela dei muri a secco dell’isola di Pago.  

 

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